Serrande abbassate, vie desolate

8 novembre 2020

Mi ritrovo oggi ad inaugurare il blog ufficiale de La Giovane Roma, quindi penso sia giusto iniziare con le dovute presentazioni. Mi chiamo Gianmarco, ho 17 anni, vivo a Monteverde Nuovo e studio al Liceo Classico E.Q. Visconti. Faccio da poco parte dello staff de La Giovane Roma, ed ho deciso di partecipare a questo progetto poiché, avendo sempre avuto una grande passione per la politica, il giornalismo e l’economia, mi sembrava giusto ed interessante contribuire alla realizzazione di quello che per tutti noi è un grande sogno: trasformare la nostra città, rendendola migliore e più vivibile per tutti i romani.

Proprio per questo motivo abbiamo pensato di incominciare parlando proprio di Roma, città che amiamo e viviamo ogni giorno fra incommensurabili pregi e bellezze uniche, ma anche grandi contraddizioni.
Penso sia capitato a tutti almeno una volta nella vita, passeggiando per le vie più centrali della Capitale, di scorgere, fra una vetrina e l’altra, negozi e piccole botteghe artigianali che, con il solo sguardo, ci portano nella Roma di un tempo. La Roma che chi, come me, è nato nel nuovo Millennio non ha vissuto e fa forse quasi fatica ad immaginare; una città il cui centro “apparteneva” proprio a loro: librai, falegnami, orafi, restauratori, orologiai. Figli di un’epoca durante la quale se qualcosa si rompeva, non veniva buttata, ma opportunamente riparata grazie all’impegno dei tanti artigiani le cui famiglie da secoli lavoravano al servizio dell’intera comunità cittadina. Ora come ora questo pare quasi impensabile, ma come possiamo aver perso dopo cosi tanto tempo un patrimonio storico-sociale di questa caratura? Tra le tante, due delle ragioni più importanti sono sicuramente l’aumento esponenziale dei canoni d’affitto nelle zone centrali della Capitale ed il cambiamento imponente che ha drasticamente trasformato il settore del commercio tutto, fra avanzamento tecnologico e nuove abitudini. Nel 2010, in piena crisi economica, si calcolavano aumenti anche del 140%, che risultavano fatali per i piccoli commercianti, il cui giro d’affari, tra l’altro, si andava nel frattempo riducendo sempre di più. E mentre questa rivoluzione, che è in realtà involuzione, avveniva quasi senza che ce ne accorgessimo, avremmo dovuto capire che proprio noi giovani dovremmo, anche innovando, salvare questa Roma. Aiutare queste persone a rendere i propri negozi più competitivi, permettendo loro di approfittarsi dell’avanzata del commercio digitale, anziché soffrirne. Riscoprire le loro conoscenze, per evitare di dimenticarle, e rendere le loro attuali debolezze delle forze, ridando vita ad un intero settore, a beneficio di tutti i cittadini. Per la mia generazione è un’opportunità per coniugare il passato con il presente, come solo noi giovani italiani sappiamo fare, ed avere, allo stesso tempo, la possibilità di conoscere meglio la nostra magnifica città.

Chiaramente il difficile periodo che stiamo vivendo non può far altro che rendere insostenibile una situazione già precedentemente grave per i motivi sopracitati. Si conta, secondo Confesercenti Roma, che circa 5.000 esercizi commerciali siano stati costretti ad abbassare le serrande a causa della pandemia; il dato si riferisce a fine settembre ed è dunque altamente probabile che la situazione in questo mese non sia affatto migliorata, anzi. Secondo il bilancio dell’associazione la maggior parte di queste attività si trovava nel centro storico, ed ho potuto recentemente constatare, recandomi nel Rione Monti, quanto sfortunatamente questo sia vero.

D’altra parte è oggi purtroppo facile notare il moltiplicarsi di attività di un certo tipo, che stanno poco a poco invadendo, e deturpando, il nostro Centro Storico. Da negozietti di souvenir di infima qualità a mini supermercati di ogni tipo (dove oltretutto solitamente il livello di igiene appare quantomeno discutibile), ormai sembra impossibile non vederne, ogni volta che ci si guarda attorno. Fra scandali legati alla criminalità organizzata e problemi di decoro delle rinomate vie della nostra città legati proprio a quest’espansione sfrenata e senza precedenti, appare chiaro quanto uno “sviluppo” di questo genere sia tutt’altro che sostenibile, né tantomeno auspicabile. Questo perché si tratta di imprese, se così vogliamo definirle, le quali non generano ricchezza per Roma che anzi, invece di giovarne, ne diviene quasi vittima. I beni venduti sono infatti quasi sempre di produzione estera ed è raro che qualcuno, oltre al presunto proprietario, vi lavori.

È ormai lampante la necessità di un intervento importante da parte dell’amministrazione capitolina, che possa finalmente ritrasformare il centro della nostra città, stringendo sì l’occhio al turismo, ma senza dimenticare i piccoli artigiani che hanno fatto la storia dell’Italia intera.

Gianmarco Zuccaroli