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La sonnolenza della politica

La sonnolenza della politica

11 novembre 2020

Genealogicamente e idealmente parlando, noi nati tra anni 90 ed anni 2000, potremmo essere i pronipoti della Repubblica italiana.

In un viaggio a ritroso nel tempo, i nostri padri costituiscono la classe dirigente attuale, i nostri nonni potrebbero essere i presidenti Cossiga, Scalfaro, Ciampi, i nostri bisnonni sono quelli che la Repubblica l’hanno vista nascere e l’hanno costruita, i primi Capi dello Stato, i Padri e le Madri Costituenti.

Quando si legge di questi gentiluomini, specie degli ultimi citati, essi sembrano appannaggio di tempi lontanissimi, ma parliamo di un lasso di tempo Inferiore ad un secolo. Abbiamo avuto, o meglio, i nostri bisnonni hanno avuto, tra ‘46 e ‘48, la possibilità di creare dalle ceneri un sistema nuovo, un funzionamento diverso della politica, che è arrivato fino a noi, evolvendosi continuamente.

Non possiamo però negarci che spesso questo sistema si impantana, rallenta, appare lontano dal cittadino, ed è un po’ quello che alcuni di noi, pronipoti della Repubblica, possono pensare. Per questo è importante essere parte di questo meccanismo, comprenderlo, studiarlo prima di tutto: purtroppo spesso le chiacchiere da bar la fanno da padrone, al posto di fattiva collaborazione e di interesse rispetto alla cosa pubblica, e tutto è legato a processi che ciascuno compie “pro domo sua”.

Qualche giovane si è reso conto che c’è una sorta di sonnolenza prolungata nel modo di amministrare, e si è messo in moto per costruire qualcosa di nuovamente funzionante.

C’è chi nelle segrete camere dei palazzi fa e continua a fare il proprio lungo viaggio al servizio della politica, e c’è anche chi dal nulla costruisce un progetto finalizzato al buon governo di una città.

La giovane Roma nella capitale lavora con tutte le sue menti, con tutte le sue forze a proposte concrete e realizzabili, che potrebbero risvegliarci tutti da una certa dimenticanza, da una certa superficialità che ci ha portati a considerare la mediocrità come cosa normale. In un libro riguardante il presidente Saragat, il giornalista Vittorio Statera parla di “coraggio delle idee”: ci vuole coraggio per andare avanti, fallire, riprovarci ancora e ancora, e solo facendo così saremo degni di andare a testa alta per le strade, sapendo di aver fatto qualcosa, per noi, per i nostri padri, per quelli che Roma e l’Italia le hanno viste liberare dalle dittature, e soprattutto per i nostri figli, pur sempre coscienziosi del fatto che dovremo continuare a formarci, a crescere e a fare bene, come ogni persona dovrebbe sempre fare ogni singolo giorno della propria vita.

Yari Nicholas Giuseppe Turek

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