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Il ritorno dell’educazione civica

Il ritorno dell’educazione civica

21/02/2021

L’educazione civica, già auspicata da un ordine del giorno all’Assemblea Costituente (primo firmatario Moro), è stata introdotta in Italia nel 1958, sempre durante il periodo in cui Moro fu ministro della Pubblica Istruzione. È quindi un insegnamento “di lungo corso” nella scuola italiana, anche se non ha avuto sempre molta fortuna tra i docenti e gli studenti. La nuova legge introduce un insegnamento trasversale e non una materia a sé stante, da imparare su un libro.
Direi che è un’innovazione con un cuore antico. Tanto il Dpr n. 585 del 1958, che ha introdotto due ore di educazione civica nelle scuole di istruzione secondaria di primo e secondo grado, affidate al docente che doveva svolgere il programma di storia, e senza l’attribuzione di un voto distinto, quanto la sperimentazione nazionale di “Cittadinanza e Costituzione” attivata con la legge n. 169/2008, e favorita dalle Indicazioni nazionali e dal Profilo finale del primo ciclo di istruzione, come dalle Indicazioni nazionali e Linee Guida degli istituti di secondo grado, non hanno saputo dare sistematicità a questo insegnamento, che può anche fare a meno di un libro di testo, ma non potrà mai prescindere dal coinvolgimento di tutti i docenti della classe.

L’articolo 1 della legge 92 recita: “L’educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri”.
È proprio in questo articolo, che spiega la ratio della legge. Il testo dice che l’educazione civica contribuisce a “formare cittadini”, componenti di una comunità sociale, consapevoli, responsabili e partecipi. La nostra vita è fatta di continue scelte che anche quando attengono alla sfera privata finiscono sempre per incidere sull’ambiente a noi vicino; per scegliere occorre conoscere tutte le opzioni in campo e gli effetti a ciascuna collegati, per assumersene consapevolmente la responsabilità. Urge che i giovani riprendano a battere i sentieri scomodi della responsabilità e della partecipazione.

L’unico modo efficace per unire le parti di un sistema tra loro è quello di unire ciascuna di esse alla vita”: lo diceva Dewey un secolo fa, ma come principio è ancora valido. Non basta l’interconnessione fra le discipline, occorre poi confrontare le conoscenze apprese con esperienze di vita reale, far entrare la vita nella scuola, perché la scuola diventi un luogo di vita autentica e non solo di “preparazione alla vita”.

Davide Trainito

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