Gigi Proietti, una memoria di Giovanni Cimmino

5 novembre 2020

Luigi (detto Gigi) Proietti nasce a Roma il 2 novembre 1940. Appassionato di musica fin da bambino studia chitarra, fisarmonica, pianoforte e contrabbasso. Iscrittosi al Centro Teatro Ateneo, fu allievo di personaggi di spicco come Arnoldo Foà, Giulietta Masina e Giancarlo Sbragia. «La mattina frequentavo le lezioni, il pomeriggio provavo all’Ateneo, la sera cantavo nei locali notturni. Gli esami non finivano mai» commenterà, in una delle tante interviste che ha rilasciato. L’incontro con il cinema avviene nel 1966 in “Se Permette parliamo di donne” di Ettore Scola. Da quel momento come in una girandola si susseguono successi, sia teatrali che cinematografici che televisivi. Lavorerà con tutti i più importanti registi: Mario Monicelli, Damiano Damiani, Mauro Bolognini, Luigi Magni, ma sarà Steno nel 1966 a consacrarlo con “Febbre da Cavallo”. Assieme alla Magnani, Sordi, e Fabrizi è stato l’emblema di Roma, e proprio la sua amata Roma lo piange.

La prima volta che incontrai Gigi Proietti fu sul finire degli anni 80, avevo circa 30 anni ed ero stato invitato ad uno dei tanti ricevimenti che si facevano in quegli anni, e dove volente o nolente non potevo mancare. Il ricevimento si teneva in uno dei più prestigiosi hotel di Ischia, tra starlette televisive e qualche importante nome del cinema, e io mi aggiravo annoiato nei meravigliosi saloni con vista sul mare. Questo fin quando una hostess mi accompagnò al mio tavolo, mi sedetti e piano piano arrivarono tutti i componenti tra qui Proietti, ormai famosissimo. Nel giro di pochi minuti tutta l’attenzione era concentrata su di lui, era magnetico e non si poteva non ascoltarlo o non ridere a crepapelle per le sue battute. Praticamente nessuno riuscì a mangiare dalle tante risate che facemmo.

Mi è capitato di rivederlo altre volte, e mi ha sempre fatto ridere, ma di lui ricordo l’eleganza, la gentilezza e la grande educazione sempre e comunque, “un signore d’altri tempi”. Con un intelligenza vivida, che non poteva non conquistare.

Nel 2004 finalmente ebbi modo di lavorarci e di conoscerlo meglio. Stavo lavorando per il film “Barzellette”, sono quello che nei titoli di coda viene definito come “Music Supervisor”, quando Carlo Vanzina, regista del film, mi chiama e mi dice «Giovanni, Gigi ha scritto un pezzo molto carino, domani vorrei registrarlo e inserirlo direttamente nel film». Detta così sembra semplice, ma in pratica non lo è affatto: il primo ostacolo da affrontare era capire se lo studio di registrazione dove stavo lavorando aveva disponibilità della sala, e questa per fortuna non è stato un problema. Secondo, capire che strumenti servivano e quindi convocare gli orchestrali per suonare. Chiamai subito Proietti il quale mi spiegò rapidamente cosa occorreva, e pure questo non era un problema. Feci tutte le convocazioni per le 10 del mattino del giorno dopo, e finalmente andai a letto. L’indomani mattina alle 9:30 ero in studio per finire di organizzare le ultime cose, quando sento la sua inconfondibile voce che salutava la ragazza alla reception dello studio. Alzai lo sguardo sul grande orologio che indicava 9:45. Normalmente gli attori tendono sempre, come i cantanti, a farsi aspettare ed è rarissimo che arrivino puntuali, figuriamoci in anticipo! Entrati in sala ci sedemmo e nel giro di pochi minuti eravamo pronti per registrare. La canzone non era affatto semplice, aveva varie tonalità e un ritmo incalzante. Proietti inizia a cantare, perfetta la prima. Per prudenza registrammo una seconda versione, forse meglio della prima. In meno di mezz’ora aveva finito, e tenendo conto che gli studi si pagano a turni di tre ore, questa era una grandissima cosa. Sorridente e gentilissimo salutò tutti e andò via come una folata di vento.

Giovanni Cimmino