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France Relance

21/03/2021

In Francia, così come in Italia e nell’Europa intera, l’esecutivo sta basando la propria azione governativa sull’impiego dei fondi messi a disposizione dall’Unione Europea con il Fondo per la Ripresa e la Resilienza. Il piano France Relance di Parigi può contare su 60 miliardi provenienti dal bilancio francese, oltre che sui 39 dell’UE, ed il suo principale obiettivo è riportare leconomia francese alle condizioni precedenti lemergenza COVID entro il 2022. Il piano prevede investimenti per circa 100 miliardi di euro, così suddivisi: 36 miliardi per la coesione territoriale e sociale, 30 miliardi in transizione ecologica e 34 miliardi per aumentare la competitività delle imprese nazionali. Il Ministère de l’Economie ha cominciato a lavorare al piano già lo scorso aprile ed è stato rinominato Ministère de l’Economie et du Relance proprio per comunicare in modo evidente quale sia il principale obiettivo del programma, che si propone di contrastare l’attuale crisi economica, ma anche di investire nella Francia del domani preparandola alle sfide che il futuro le riserverà. I progetti finanziati vanno dunque in entrambe le direzioni: ci sono infatti 100 milioni di euro investiti nel contrasto alla povertà, ma anche 7 miliardi per sviluppare la filiera dellidrogeno, fonte energetica del domani. 

La progettazione del piano è di competenza di un consigliere nominato dal Primo Ministro, che ha inoltre il compito di coordinare l’azione dei vari ministeri, fondamentale affinché i fondi di France Relance vengano spesi nel migliore dei modi. Al momento ad occupare questo ruolo centrale è l’economista Marc Ferracci, professore di Sciences Économiques a l’Université Panthéon-Assas ed a Sciences Po Paris, molto vicino ad Emmanuel Macron, che conobbe nel 1999 proprio durante un concorso svoltosi nell’istituto parigino di scienze sociali. Egli è coadiuvato dal Comité National de Suivi – che segue l’attuazione del progetto a livello nazionale – e dai viceprefetti al Piano di Rilancio, cinquanta figure che si occupano della distribuzione dei fondi a livello locale affinché i soldi siano, come richiesto da Macron, spesi in fretta – per intervenire proprio ora che l’economia è in difficoltà e per evitare che la Francia perda fondi poiché non è riuscita a spenderli – e che siano ben distribuiti sul territorio nazionale. Il Governo punta infatti su una ripresa omogenea, per far sì che nessuno venga lasciato indietro. Fondamentale in questo senso è il programma “Un Jeune, une Solution” pensato per aiutare ogni giovane che, completati gli studi, è pronto ad entrare nel mercato del lavoro tramite incentivi alle imprese che assumono. Il piano, la cui attuazione è iniziata già l’anno scorso, ha generato gli effetti desiderati: superano infatti il milione i giovani assunti con contratti almeno a tre mesi nella seconda metà del 2020 e sono circa 485.000 i ragazzi che hanno ottenuto la possibilità di formarsi iniziando un periodo di apprendistato, anche ben pagato. La piattaforma 1jeune1solution fornisce ai giovani tutti i mezzi utili a trovare opportunità lavorative o di formazione, eventualmente aiutati anche da un conseiller “consulente” personale. Il modello francese da questo punto di vista si sta rivelando un successo: puntare su noi giovani è fondamentale per il futuro del Paese e sembra che Parigi l’abbia capito.

France Relance dimostra quanto i fondi UE del Piano per la Ripresa e la Resilienza possano rivelarsi, se ben spesi, un fondamentale sostegno alla crescita economica per i prossimi anni. Dobbiamo sperare che anche il decisamente più consistente piano italiano possa sortire l’effetto sperato e rappresentare il mezzo tramite il quale il Paese ricomincerà finalmente a crescere, puntando su una crescita “giovane” e sostenibile, basata su obiettivi chiari ed a lungo termine.

Gianmarco Zuccaroli

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